”Mantua l´appellar senz´altra sorte”
Dante, “Divina Commedia”, “Inferno”, canto XX
Mantova, con le radici d´ossidiana
confitte nel ventre della palude,
fecondo di canne, di rane e d´uccelli,
prodigo di lucci, di carpe e d´anguille.
Mantova, venezia d´Etruria, Forcello
che grufola “sotto tetti di faggio”,
civitas crociata del Graal del Signore,
rossa del sangue dei moti dei braccianti.
Mantova, isola che s´erge
su campi di trigoli e di loto,
attorniata da salici e pioppi,
ancorata da platani e tigli.
Mantova, sospesa sopra i laghi,
adorna di palazzi e di chiese,
mater padana colle poppe ripiene
e le tette -di grana- nelle insegne.
Mantova, maga indovina,
Sibilla di Luna falcata
specchiata nel triplice lago,
sogno di Manto inverato.
ottobre 2001