Comune di Asola

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San Giovanni Crisostomo Patrono di Asola
(informazioni raccolte da Marisa Bergamaschi)

  • Il culto del Santo, Padre e Protettore della Chiesa era ed è vivissimo ad Asola. “San Giuan” -la cui ricorrenza segnava “en pas de caal” (un passo di cavallo) dall'inizio della primavera che da noi incominciava con le “alternationes” del “cioca mars”- si era insinuato nella cultura contadina e poichè tutto, anche a quei tempi, era regolato nel lavoro dei campi dall'alternarsi delle stagioni, veniva solitamente invocato come intermediario della grazia del sole e della pioggia.
    In estate, durante la siccità si portava processionalmente il busto del santo per la campagna per tre giorni di seguito, propiziando la pioggia. Il quarto giorno accadeva spesso che piovesse. Si racconta che in un'annata particolare, durante la processione attraverso i campi, alcuni contadini derisero questo atto propiziatorio di devozione e l'immagine del Santo, che chiamarono “daquareul” (innaffiatore). Per quell'anno gli agricoltori non ebbero la pioggia tanto attesa.
    Dai proverbi, sapienza della povera gente, “San Giuan” risulta essere stato per gli Asolani quasi un mago della pioggia.
    Nell'anno 1709 il Santo fu invocato anche in tempo d'inverno, a protezione da un freddo intensissimo, a causa del quale, come afferma un documento dell'epoca, “creparono alberi, si sacarono noci e si aggiacarono tutte le viti lasciate dai villaci scoperte”.

    Secondo la tradizione locale, la reliquia (mandibola) del Santo fu rinvenuta il 2 marzo 1604 presso la famiglia Bagozzi. Essa sarebbe stata portata ad Asola da un religioso di passaggio, qui deceduto. Entro il termine di quello stesso anno la comunità di Asola, informata la Serenissima Repubblica Veneta, dalla quale dipendeva il potere politico, deliberò di effettuare una raccolta di elemosine per commissionare ad un artigiano milanese il reliquiario del Santo: un busto in argento massiccio. L'opera venne terminata l'anno successivo e l'orafo ricevette in saldo 363 lire venete.

    A lungo si trascinò poi un contrasto tra l'episcopato di Brescia e il prelato di Asola sul patronato da assegnare alla città. Il vescovo di Brescia riuscì ad imporre anche agli Asolani la supremazia dei santi Faustino e Giovita (patroni di Brescia). Ma il 15 marzo 1788 la magistratura della Repubblica Serenissima (i “pregadi”), riconosciuta finalmente “la total separazione dell'Abbazia di Asola dalla Diocesi di Brescia”, assentì che “l'Arciprete Abbate di Asola alla Festività de SS. Faustino e Giovita (…) possa sostituirvi la Festività di S. Giovanni Grisostomo”. L'avviso a stampa che, a seguito di questa sentenza, fece pubblicare il 29 marzo 1788 (vedi documento)l'abate e prelato Federico Maria Molino sancisce dunque il definitivo mutamento del patrono asolano. Il documento è di notevole interesse storico in quanto preannuncia una generale riduzione delle festività religiose (sollecitata dall'”Augusto Veneto Governo”) e dà un'elencazione minuziosa delle date di precetto festivo rimaste allora in vigore nell'asolano.

    LA FESTA DEL SANTO -OGGI

    La solennità di S. Giovanni Crisostomo è preceduta da tridui di preghiera, caratterizzati da solenni funzioni.
    Nel corso del triduo si provvede all'addobbo della chiesa parrocchiale: le colonne vengono ricoperte con drappi rossi, tutti gli altari sono addobbati di fiori bianchi e, giorno dopo giorno, i fedeli accendono candele su tutti gli altari.

    Nelle case, per tradizione, tre giorni prima della festa si prepara la trippa.
    Per il giorno del patrono si pranza, solitamente, con agnolini in brodo di cappone, seguiti da cappone ripieno.

    Il 27 gennaio la gente di Asola non lavora e i negozi rimangono chiusi per tutto il giorno in onore del Santo.
    Le più devote sono le persone di campagna. Partono dalle cascine quando c'è ancora buio e (una volta a piedi o, chi poteva, con il calesse e il cavallo) raggiungono la chiesa parrocchiale.
    La tradizione di un tempo voleva che si portasse con sè un salame per mangiarlo con gli amici all'osteria, dopo la prima messa.
    Alle quattro del mattino, al suono delle campane, con le chiavi dei fabbricieri vengono aperti nella chiesa due cancelli (uno di legno e l'altro di ferro) che proteggono la nicchia contenente il busto del Santo.
    L'operazione viene osservata dai presenti con grande attenzione e si sostiene che se il busto è lucido, si avrà una buona annata agraria, ricca di raccolto; mentre se apparirà opaco, il tempo volgerà al peggio e si otterrà uno scarso raccolto.
    Il busto di San Giovanni e quelli di altri quattro santi (le cinque mitrie) vengono esposti sull'altare maggiore.
    Il prete indossa i paramenti di San Carlo Borromeo e tiene un capo la mitria tempestata di diamanti (i parroci di Asola hanno la facoltà di portare la mitria, come i vescovi).
    Alla messa solenne delle ore 11,00 partecipano, oltre ai sacerdoti e alle religiose della parrocchia e del vicariato, anche le autorità laiche-amministrative locali. Al termine della messa tutti si mettono in fila per baciare il busto con la reliquia del Santo.
    In passato ad ognuno degli altari laterali celebrava un sacerdote. I fedeli potevano quindi assistere contemporaneamente a ben tre messe.
    Alle ore 12,00, presso il municipio, si svolge abitualmente la premiazione dei cittadini benemeriti.
    Alle 17,30 vespro solenne con canti in gregoriano.
    Alle 18,00 messa vespertina con benedizione della città e processione interna per la reposizione del reliquiario nella cappella dedicata al Santo.
    Prima che il busto di San Giovanni venga definitivamente riposto, i sacerdoti si dispongono ai lati dell'altare, prendono oggetti personali dei fedeli (fazzoletti, sciarpe, ecc.) e toccano con essi il reliquiario. Questi oggetti vengono poi baciati, conservati con devozione e recati ai malati.
    Il busto viene infine rimesso nella nicchia, ove resterà rinchiuso sino all'anno successivo.
    La sera, a conclusione della giornata festiva, si organizza uno spettacolo al teatro S. Carlo.

    In passato il comune offriva un pranzo a tutti i sacerdoti che avevano presenziato alla cerimonia religiosa. Dice a questo proposito qualche vecchio asolano: “Quand el cumù el ga lasat lè de pagà, i pret i gà lasat lè de cantà”.
    In piazza la banda cittadina suona in onore del Santo patrono marce allegre, che vengono cambiate di anno in anno.
    I rappresentanti delle cinque frazioni di Asola offrono un cero votivo. Tutte le autorità civili e militari partecipano alle funzioni solenni e alle insegne della città di Asola è sempre riservato il posto d'onore.

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