25 dicembre (annuale - ieri): Natale
Nei giorni d'Avvento qualche zampognaro (suonatore di baghet), sceso dalla montagna, girava per il paese avvolto nel tabarro, per raccogliere in elemosina qualche spicciolo o piccoli doni in natura. La sera della vigilia un gruppetto di suonatori dilettanti, del posto, con piva, mandolino, chitarra, fisarmonica, eseguivano un repertorio di musiche natalizie, facendo tre o quattro giri per il paese e creando un'atmosfera festosa. In omaggio ricevevano frittelle e vino. La cena della vigilia era però in ogni casa rigorosamente di magro: anguilla marinata (biset), lumache con polenta e mostarda.
17 gennaio (annuale - ieri): SantAntonio abate
Gli agricoltori festeggiavano il Santo protettore degli animali domestici e preservatore dagli incendi. Banchetto serale nelle trattorie. Benedizione mattutina della farina e del sale che, sparsi sul mangime, avrebbero preservato il bestiame dalle malattie. Da qualche lustro il parroco benedice i trattori davanti alla chiesa. La data era considerata propizia per l'uccisione del maiale.
2 novembre (annuale - ieri): I Morti
Le tavole profumavano di fagiolini (fasulki) con trippa, cotiche e salamini in piatto unico. Per l'occasione gli osti offrivano gratuitamente questa specialità ai propri clienti, a carico dei quali venivano messi in conto solo il pane e il vino. Uomini e donne ne usufruivano indistintamente. Fuori pasto si consumavano castagna, arrostite o lesse (tetui), barattate col mais spigolato.
16 novembre (annuale - oggi): Festa del Ringraziamento
Tradizionale benedizione dei trattori e convivio gastronomico.
prima domenica di ottobre (annuale - ieri): Sagra
Festa patronale in onore di San Giovanni Bosco. Bancarelle e Luna Park. All'oratorio, nel pomeriggio, si scalava la cuccagna. Pranzo a base di tortelli ripieni di carne e arrosto di coniglio o porchetta.
Settimana Santa (annuale - ieri): Settimana Santa
I ragazzi ricevevano la commissione di lustrare le catene del camino affumicate dalla caliggine; a tale scopo le trascinavano a piedi scalzi pei i viottoli ghiaiosi di campagna, ricevendo come ricompensa un uovo di gallina o qualche spicciolo. A scopo terapeutico-propiziatorio, le uova del Venerdì Santo si mangiavano a Pasqua, a digiuno. Gli uomini le consumavano intere, le donne tagliate a metà. Verso Pasqua si raccoglievano nei campi, a scopo alimentare, alcune erbe spontanee: il tarassaco (sicura mata) e una specie di catalogna (el lanser) che cresceva tra le stoppie del granoturco, la valeriana (i grasei) e l'asparago selvatico (leurtiss). La processione serale del Venerdi' Santo era solenne e veniva arricchita da tre o quattro quadri viventi della Passione, allestiti negli angoli delle vie o nell'andito dei portoni. Allorche' il Sabato Santo si slegavano le campane, nella case su benedivano con l'acqua, che in quel momento era considerata tutta santa, le stanze, il pollaio, il porcile e le stalle.