Comune di Ripalta Cremasca

icona temi Carta tematica Doni, scambi e donatori

13 dicembre (annuale - ieri): Santa Lucia
località Ripalta Nuova
Santa Lusea. Ai piccoli si regalavano collane di castagne secche (biligocc) e qualche giocattolo di poco prezzo. Nessuno trai piccoli doveva sapere che in realta' i portatori erano i genitori, i nonni, ecc. Da molti giorni prima la leggendaria Santa serviva da deterrente per ottenere la buona condotta dei piccoli destinatari. Si diceva che la Santa passava di casa in casa in groppa a un somaro e, per propiziarne la generosita', veniva appeso alle inferrate delle finestre un mazzolino di fieno.

13 dicembre (annuale - ieri): Santa Lucia
Anche qui, per propiziare la generosita' della Santa donatrice, veniva appeso alle inferrate delle finestre delle case dove abitavano dei bambini un mazzolino di fieno che si diceva fosse destinato all'asinello di Santa Lusea.

24 dicembre (annuale - ieri): Natale
località Ripalta Nuova
La vigilia di Natale i possidenti distribuivano ai meno abbienti della legna da ardere (al scarsal). Questi ultimi ne facevano richiesta dicendo di voler riscaldare Gesu Bambino, sperando di ricevere in dono un ceppo di grandi dimensioni (gabarel) di legna forte (robinia o platano) che durasse acceso tutta la Santa Notte. Nelle stalle si eseguivano canti natalizi, tra cui quello popolare in cui era nominato il Pastor Gelindo.

2 novembre (annuale - ieri): I Morti
località Ripalta Nuova
I Mort. A pranzo si consumava un piatto specifico: i fagioli con le cotiche e salamini(fasuli da l'occ, codighe e salami'). I ricchi del paese distribuivano riso ai poveri. Alla serfa in famiglia si recitava il rosario attorno al tavolo in suffragio dei defunti della famiglia e si mangiavano le castagne lessate (tetui).

Carnevale (annuale - ieri): Giovedi Grasso
località Ripalta Nuova
In casa si friggevano le lattughe (le tughe) e i chisuli che si offrivano alle maschere in visita. In questo giorno era tradiziona mettere in tavola anche le orecchie del maiale (uregine da roi). I giovani appendevano per le zampe sulle stanghe di un carro un tacchino vivo, che diveniva bersaglio di bastoni appuntiti branditi da uomini a cavallo, fino a che lo si uccideva Un cantastorie paesano si esibiva in una sorta di testamento del volatile: calcava in testa un cappello di paglia (cremuneta), strimpellava un mandolino a due corde e, assistito da un compare che gli reggeva un libro o un ombrello aperto, cantava la pelle al gatto/le ossa al cane/e col sanc farem la turta/gan darem an po a chei che sculta....