Si dice volgarmente, per certi casi della vita, che "non ci sono santi che tengano", e si fa un grosso torto ad un'intera categoria di infaticabili intercessori, tra i quali trova un posto eminente questa Santa, che non solo "tiene" da oltre un millennio come modello di fede eroica e di virtù illibata, ma vale anche come insuperabile patrona della vista, sentinella luminosa del solstizio nell'oscura stagione invernale e presenza benefica nell'immaginario collettivo dell'infanzia.
È interessante inoltre notare che Santa Lucia rappresenta un'assistenza spirituale a due dimensioni, geografiche ed etniche. C'è quella siracusana del Sud, da cui trasse origine la sua vita e che le procura attestati solenni di feste liturgiche, di patrocini particolari e di costumi folclorici riguardanti diversi aspetti delle celebrazioni annuali, non escluso il settore della tavola, con la tradizionale "cuccia" di circostanza, ottima minestra di grano lesso. Per quanto riguarda le regioni meridionali posso riferire di una mia recente visita ad alcuni edifici rupestri di Matera e del suo territorio, dove ho notato il ricorrere di splendidi affreschi dedicati a Santa Lucia, con possibile riferimento alla malattia degli occhi, il tracoma, diffusa tra gli abitanti dei "Sassi".
Al Nord, invece, la tradizione svedese le fa rendere omaggio il 13 dicembre, giorno della sua festa, da candide fanciulle con tremule candeline tra i biondi capelli, mentre in alcune località dell'Italia settentrionale è diventata la Santa dei bambini, che a lei si rivolgono per ottenere i doni desiderati.
Ma i piccoli postulanti, oltre che affidare i loro desiderata a messaggi personali, con recapito presso la dimora celeste della Santa, devono vantare anche quattro requisiti: essere in età compatibile con il mondo delle favole, aver ottenuto una dichiarazione di buona condotta dai genitori, aver esposto davanti alla porta una scodellina di latte per la Santa e un mazzolino di fieno per l'asinello che l'accompagna, e avere origine da famiglie residenti in località che da sempre custodiscono questa tradizione (Veneto, Lombardia, Emilia, Marche e qualche provincia del Sud).
Ottemperate tali formalità, i bambini sono in fermento dalla sera della vigilia (12 dicembre), mostrandosi da un lato curiosi e un po' voyeur, nell'osservare la celeste patrona impegnata nelle sue benefiche faccende notturne, e dall'altro suggestionati dalla sua incursione sovrumana, prevista a portata di lettino. Nei giorni precedenti all'evento i genitori minacciano di ritirare a più riprese le dichiarazioni di buona condotta, così da ottenere dai più birichini segnali almeno momentanei di ravvedimento; e cercano infine di coprire, con un suggerimento astuto, la loro parte attiva nel grande rito della notte: "La Santa può punire chi veglia con un lancio di cenere negli occhi".
Solitamente la Santa è raffigurata mentre tiene tra le mani un piattino recante due bulbi oculari, simbolo del suo martirio ma anche segno delle virtù di cui è specialista: salvare la luce degli occhi, del sole e dell'anima. Per tutto questo Dante Alighieri, nella Divina Commedia, la presentò come simbolo della grazia illuminante, indispensabile per indirizzare l'uomo verso la salvezza e la vita eterna. È poi interessante notare come anche una certa pubblicità contemporanea, d'ispirazione laica e consumistica, trovi questa figura esteticamente più gradevole di quel pacioccone di Babbo Natale e più carina della Befana, che è sempre stata vecchia e ciabattona!
Trattandosi di una martire, la sua storia si definisce come "passione", che la letteratura, la pietà, l'arte e il folclore hanno raccontato nel corso dei secoli, così da costituire uno splendido capitolo nel grande libro delle tradizioni popolari cristiane.
Bella, giovane, riccamente vestita, con la palma del martirio in mano e nell'altra un baciletto con i suoi occhi splendidi che, si dice, abbiano fatto innamorare perfino il prefetto Pascasio: ecco gli elementi dell'iconografia tradizionale di Santa Lucia.
Così appare anche nel solenne corteo delle Vergini in Sant'Apollinare di Ravenna, in Sant'Elia di Nepi nel Lazio, e nel bassorilievo di Luca della Robbia sul portale di Santa Lucia dei Magnoli, a Firenze. Così nelle opere di Piero Lorenzetti, di Sebastiano del Piombo, del Crivelli, del Garolfo, del Mainardi, del Cossa, del Bergognone: una schiera d'artisti di primo piano che hanno cantato con il pennello la "mirabil vita" di questa Santa siracusana.
Marco Lunghi