(17 gennaio Sant'Antonio abate)
A Casto Sant'Antonio Abate si celebra
Iconografia :
Il Santo viene rappresentato, secondo l'iconografia tradizionale, in abito monacale, con il bastone, il campanello, il porcellino e il fuoco.
Una celebre pala d'altare del Moretto raffigurante Sant'Antonio Abate era stata originariamente commissionata per la Parrocchiale di Casto, ma poiché sembra non avesse incontrato il favore della popolazione è stata successivamente spostata al Santuario di Adro.
Nella Chiesa Parrocchiale di Casto è stata collocata una pala di epoca successiva e di identico soggetto, opera del pittore vestonese di adozione Domenico Voltolini (1666-1746).
Poteri del Santo:
Far ritrovare oggetti smarriti, far trovare marito, proteggere il bestiame da allevamento.
Invocazioni al Santo:
Filastrocca per ritrovare oggetti smarriti: Sant'Antone dala bèla barba bianca, fìm troà chèl ché me manca!
Filastrocca per trovare marito: Sant'Antone del campanèl, fìm troà ön bèl ma' bèl, oppure: Sant'Antone del campanèl, fìm troà ön bèl osèl e ancora: “Sant'Antone del campanèl, càvet la scarpa, mèt el söpèl.
Cerimonie in onore del Santo:
La festa di Sant'Antonio Abate ha ormai quasi esclusivamente carattere religioso. Nella domenica precedente o successiva il 17 gennaio si celebrano una Messa solenne e il canto dei Vespri.
Negli ultimi dieci anni, in questo giorno, la Banda musicale del paese si esibisce in concerto.
La processione:
Anticamente vi era l'usanza di portare il simulacro del Santo in processione per le vie cittadine. L'usanza si è persa quando la Chiesa ha imposto di celebrare la festa di domenica.
La benedizione degli animali:
Veniva impartita dal sacerdote all'esterno della chiesa nel giorno del Santo, ma anche questa usanza ormai da tempo si è persa.
Cibi cerimoniali : casonsèi (casoncelli).
Sant'Antonino e l'inizio del Carnevale :
Le burle e gli scherzi di Carnevale avevano inizio il giorno successivo a quello riservato alla festa religiosa. Fino al 1987 durante questa ricorrenza, dedicata a Sant'Antonino, si ebbe la consuetudine di far sfilare per le strade del paese il Carr dei Pücc (carro degli scapoli), addobbato come voleva la tradizione con frasche di abete e ornato con fiaschi, botti di vino e cartelli canzonatori. Trombe, campanacci e altri oggetti atti a provocare rumore accompagnavano tutti coloro che seguivano l'allegra manifestazione. In passato era d'uso consentire ai Pücc che dovevano sfilare sul carro di assentarsi in quel giorno dal lavoro.
Nei tempi andati sul Carr dei Pücc potevano prendere posto solamente gli uomini non sposati. Con il passare degli anni e con l'emancipazione femminile hanno cominciato a partecipare alla sfilata - e a salire sul carro - anche le donne, a condizione che fossero nubili e non fidanzate.
Il carro partiva dalla chiesa subito dopo la cerimonia religiosa vespertina ( Messa dei Pücc ) e, accompagnato dalla folla esultante, percorreva a passo d'uomo, trainato anticamente da asini poi da trattori infine da camion, l'intera via principale del paese. Méta del carro era il ristorante, ove si svolgeva una cena rigorosamente vietata agli ammogliati. Durante il banchetto i commensali facevano salaci previsioni sui loro futuri accoppiamenti e la serata terminava con una festa danzante al suono di chitarre e fisarmoniche.