Ci si riuniva nelle stalle che erano scaldate naturalmente dagli animali e si raccontavano storie. Nel mio paese c'era il cosidetto stalù ove si raccoglievano fino a dieci famiglie dalle 18 alle 19 circa (cioè dalla fine della cena al momento di recitare le preghiere famiglia per famiglia per poi coricarsi molto presto). Prerogativa delle donne era filare la lana e il lino, fare la scarpetta e non potevano disturbare, parlando, gli uomini che raccontavano le storie. I bamibini erano ricacciati in un angolo e neanche a loro era permesso disturbare.
La stalla era rischiarata da lumini a petrolio che permettevano di vedersi rispettivamente, ma lasciavano anche la penombra necessaria per rabbrividire nell'ascoltare storie su diavoli e streghe. Prerogativa degli uomini più anziani era la narrazione di tali leggende. Talune di esse, riportatemi dai testimoni intervistati, sono veramente curiose.
Gli argomenti ruotavano quasi sempre attorno alle streghe, agli striù e al Concilio di Trento. La testimone più anziana mi ha raccontato che:
”Una volta un'anziana signora, vagando in paese in cerca di ospitalità, bussò alla porta di una casa. Le aprì una donna che le disse che non aveva posto, ma dato che l'altra insisteva, la donna la fece dormire con la figlia di 12 anni. La mattina dopo la signora se ne andò e di giorno la donna e la figlia andarono a fare fieno e la figlia disse alla madre: portòm tèt al nos fé' e po' dopo me farò piòe sura 'l fé' di otre! e la madre, che in un primo momento la prese per pazza, alla fine fece come la figlia voleva. E così successe; appena portato a casa il loro fieno, la ragazza con due parole fece diluviare. E fu così che la ragazza fu ritenuta indemoniata e stregata dall'anziana signora. Per liberare la ragazza dal demonio ci volle l'intervento di cinque preti, e da quella volta a Zazza si dice di ospitare pure i viandanti nelle stalle, ma di non farli mai entrare in casa”.
Un'altra storia che ho udito è questa:
”C'erano due morosi che si vedevano quasi tutte le sere, ma lei gli diceva che non lo voleva incontrare di venerdì. Lui per un po' non disse nulla, poi si insospettì e, pensando che il venerdì lei avesse appuntamento con un altro uomo, andò alla casa di lei e si mise a spiare. Vide la fidanzata e la madre di questa che aprivano un armadietto e ne estraevano un vasetto, si spalmavano il corpo con l'unguento in esso contenuto, dopo di che sparivano su per il camino. II ragazzo curioso entrò in casa, fece come avevano fatto le due donne e anche lui sparì su per il camino. Finì in un “posto” ove c'è tanta gente che canta e danza con movimenti strani e tra queste persone riconobbe anche la fidanzata.
Quest'ultima gIi si fece appresso e gli disse di non pregare e non fare il segno della croce in quel posto. Il ragazzo invece si fece il segno della croce e all'improvviso il luogo scomparve, ma lui cadde a terra svenuto e dopo due giorni morì dallo spavento”.
L'ultima storia riportatami narra
”…di un boscaiolo che andava a far legna e nel ritornare a casa con il carro pieno di legna trovò, ove poco prima era passato, un'enorme radice che ora ostruiva la strada, ma che all'andata non c'era. Con i suoi attrezzi da lavoro il boscaiolo tagliò la radice e fece ritorno a casa. Giunto in paese venne a sapere che ad un compaesano, durante la notte, era venuta meno una gamba. Tutti in paese dissero che la radice che il boscaiolo aveva tagliato (e che poi era misteriosamente sparita) era la gamba di quell'uomo, trasformato dal diavolo in radice per punirlo di non averlo voluto servire”.
Con questi racconti su streghe e diavoli, che ancora si narrano al mio paese, le persone anziane cercano di intimorire soprattutto i bambini più piccoli.