( Carnevale)
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Un autorevole contributo alla decodificazione della cerimonia carnevalescadei “balarì” di Ponte Caffaro lo ha dato il Regista Renato Morelli che con l'équipe di Rai 3, sede di Trento, e la consulenza scientifica della bresciana Placida Staro, ha lavorato sul campo per più di due anni. Il risultato è stato un film di 55 minuti dal titolo “La danza degli ori, il carnevale tradizionale di Ponte Caffaro”(…). Primi attori nel filmato sono i ballerini che si sono prestati per fornire la chiave interpretativa della cerimonia carnevalesca. Sono stati messi a nudo tutti gli elementi costitutivi della festa: repertorio dei balli, preparazione dei costumi, realizzazione della maschera, del cappello, dei tipici strumenti musicali. Un vero e prorio documentario che propone da un lato la manifestazione nel suo suggestivo susseguirsi di gesti, ritmi e danze, dall'altro i retroscena meticolosi e ricchi di significato, senza i quali l'intero carnevale perderebbe valore.
E, a dispetto delle modificazioni sociali ed economiche, l'intera comunità lotta per conservare le motivazioni antiche di questa tradizione e decide di farle conoscere anche agli altri. Viene così abbandonato l'atteggiamento di impenetrabilità nei confronti del forestiero e alla spontaneità della cerimonia si affianca un'analisi scientifica delle singole figure, dei passaggi ritmici, delle “segnacole”, cioè dei gesti simbolici che seguono lo scandire della melodia.
Agli occhi del profano sembrano minime le differenze con il più noto carnevale di Bagolino. Del resto la matrice è la stessa, quella bagossa in senso lato. Forse esistono diversificazioni interpretative dovute alle diverse condizioni geografiche: centro di montagna Bagolino, lacustre Ponte Caffaro [sul Lago d'Idro]. In entrambi, comunque, l'elemento fondamentale del carnevale sono le “compagnie dei balarì”, delle quali esistono testimonianze scritte fin dalla metà del XVI secolo che ne attestano la diffusione anche nelle vicine vallate trentine. Si esibiscono in pubblico solo il lunedì e il martedì grasso, ma già in questi giorni lavorano per la riuscita della manifestazione. I quarantasei ballerini della compagnia di ponte Caffaro ogni giovedì sera sono chiamati dal presidente Gaetano Salvini per ripassare il repertorio musicale e, sotto la guida del “capo” Rocco [Salvini] provano e riprovano le danze, mentre le donne lavorano per addobbare i costumi che, com'è d'uso, vanno rinnovati ogni anno. Particolarmente lunga e complessa è l'operazione del “vestire il cappello”: circa 80 metri di spighetta di lana e 160 di nastro ne sono gli ingredienti principali.
In contrapposizione all'eleganza dei “balarì” vi sono i licenziosi “mascher”, altra presenza fondamentale del carnevale bagosso. Accanto la compagnia dei bambini e, acquisto di questi ultimi anni, la sfilata dei carri. Tutte figure di intenso significato coreografico. Intanto a Ponte Caffaro è già carnevale. Ogni giovedì e sabato sera le maschere distribuiscono coriandoli ovunque. E' solo un assaggio della manifestazione che a metà febbraio vedrà impegnata tutta la popolazione”.
Nunzia Vallini, da “Il Giornale di Brescia” 4 febbraio 1988