Lunedì e martedì di Carnevale
da Francesca Cappelletto, Il Carnevale.
Organizzazione sociale e pratiche cerimoniali a Bagolino
Brescia, Grafo edizioni, 1995
Fra le quattro e le cinque del lunedì mattina, prima dell'alba, il capoballerino inizia da solo un lungo giro a piedi per il paese e, con gli squilli di una cornetta che suona ripetutamente vicino alle abitazioni dei ballerini, segnala loro che è giunto il momento di uscire e di radunarsi.
Per circa un'ora nelle strade del paese si sentono vicini o lontani questi squilli di richiamo, ma è difficile incontrare il capo perché si sposta velocemente per le stradine strette e tortuose.
Nel frattempo, nelle rispettive case i ballerini si vestono con l'aiuto della moglie e/o una figlia o una sorella. La vestizione avviene in un clima carico di emotività.
Un tempo l'uscita di casa era circondata da una certa segretezza: il ballerino si vestiva nella sua camera ed usciva senza farsi vedere ( come dice un'anziana donna, “quando passava non si poteva neanche guardare dalla finestra, perché si faceva peccato”).
Di solito uno dei due compagni va a chiamare l'altro e insieme si recano eventualmente a casa di un socio della compagnia che offre da bere brodo (bröt).
Durante questa riunione, della durata di mezz'ora-un'ora, i soci bevono e conversano a viso scoperto, mentre i ballerini della famiglia che ospita completano la loro vestizione.
Non tutti i danzatori però si riuniscono in questo modo. Parecchi semplicemente si danno un appuntamento fra loro e a singole coppie si recano alla chiesa e al punto di ritrovo stabilito per l'inizio dei balli. Terminato il giro di richiamo durante il quale percorre tutto il paese, il capoballo si reca alla chiesa parrocchiale dove alle 6.30 inizia una messa.
I primi due balli vengono eseguiti sul sagrato della chiesa e precedono l'entrata nella casa del prevosto che offre il bröt, bevande e dolci, dopodiché informalmente la compagnia si scioglie per raggiungere uno slargo situato sul corso principale del paese, ai piedi della scalinata che conduce alla chiesa, dove iniziano i balli.
Come già detto, la parte alta di Caprile era ed è tuttora la prima ad essere segnata dai percorsi dei ballerini (”prima il paese in alto, dopo giù, casa per casa”, “verso la piazza”). Secondo alcuni, si iniziava “dalla cima di Caprile” perché quasi tutti i suonatori venivano da lì e il “segnale” d'uscita dei ballerini lo davano proprio loro. Secondo altri, si tratta di una tradizione inveterata: “era un'abitudine così, perchè se si va là alla matina, bene, se non non si va più, non li porti più su”; la compagnia “si sbassa, non vanno più su dopo”.
Le fermate del corteo avvengono di fronte alle case in cui ciascun ballerino deve sciogliere un'obbligazione e, più raramente, di fronte a case private dove non abitano ballerini ma il cui padrone di casa ordina una suonata, oppure di fronte a locali pubblici i cui proprietari solitamente offrono da bere alla compagnia. Per tradizione la riconoscenza del ballerino verso la persona che gli ha prestato gli ori o “vestito” il cappello e il vestito consiste nell'offrire uno o due balli di fronte alla sua porta di casa (fa le sonàde sula porta).
Se questa è la “tradizione”, così come tutti i ballerini affermano, sembra che cambiamenti rilevanti abbiano in parte modificato la conformazione della festa. Il ballerino raggiunge con un breve anticipo rispetto alla compagnia la casa di fronte alla quale comanda il ballo; è d'uso che egli chieda alla persona cui intende offrire la riconoscenza qual è la sua suonata preferita tra quelle del repertorio.
Quasi sempre la destinataria del ballo attende il ballerino sulla soglia
di casa, e lì rimane per tutta la durata della danza.
E' ancora sulla soglia di casa che l'offerente e la destinataria del ballo
s'incontrano; di rado quast'ultima si affaccia al balcone o alla finestra:
si dice infatti spesso che “bisogna andare sulla soglia, sennò se ne
hanno a male”. Durante il ballo la donna alla quale viene offerta la suonata
in genere rimane sola sulla soglia di casa, qualche volta si affacciano con
lei altri componeneti della famiglia o parenti che non fanno parte dello stesso
aggregato domestico, perlopiù donne.
Una volta giunti di fronte all'abitazione, i suonatori si dispongono intorno alla soglia, con le spalle rivolte alla porta e la fronte verso il gruppo dei ballerini. La disposizione dei ballerini è invece più laboriosa. Essi si ordinano in due file contrapposte, ciascuno con il socio di fronte. Mentre uno dei due capi annuncia la suonata e invita i ballerini ad ordinarsi suonando la cornetta, l'altro inizia a numerarli (rombà, numerare, o fa la conta) distribuendo alternativamente e in ordine successivo i ruoli di capo (o òm, uomo) e figüra o fómla, donna) e iniziando da colui che offre il ballo (il primo capo). Quasi sempre quelli che vengono chiamati ad alta voce sono i capi (rombà i capi). All'esecuzione di una prima danza ne segue quasi sempre una seconda: questa può essere ordinata dallo stesso ballerino, oppure da un altro che la dedica ad una persona diversa abitante nello steso edificio.
Stando a quanto riferiscono i ballerini anziani, la sonàda inversa, cioè stonata, si faceva “per dispetto” se c'erano dei “malumori”, ad esempio se il fidanzato veniva rifiutato dopo aver fatto la domanda di matrimonio i ghe la domandà-a), oppure se avvenivano delle rangògne (dissapori) con quelli che avevano prestato gli ori, con la “parentela che gli aveva fatto l'oro”.
Durante le danze e nel corso dei trasferimenti i ballerini sono tenuti a non parlare con persone estranee al gruppo e a non farsi riconoscere, per esempio evitando di chiamarsi per nome (”non si può fare il nome”). Nell'indirizzo, i ballerini, i capi e i suonatori usano il nome del ruolo festivo. Spostandosi da un luogo ad un altro, però, capita di vedere ballerini che parlano tra loro oppure con altri; in alcuni casi rivolgono espressioni o gesti di approccio affettuoso (simili a quelli dei màscar , ad esempio manate sulle natiche) all'indirizzo di ragazze che sono presenti in veste di spettatrici. Mentre ballano, inoltre, i danzatori ogni tanto emettono delle urla (uhhh) che esprimerebbero l'allegria della danza e cantano delle rime.
Nel corso dei trasferimenti la squadra si presenta abbastanza compatta, agli spettatori è fatto divieto di attraversare le file durante le danze e di ballare in cima o in fondo al corteo. Negli anni addietro c'era l'usanza di ammettere al ballo anche gli spettatori, incluse donne e bambini: “prima si dovevano accontentare i ballerini”, ma si potevano accettare occasionalmente e dietro compenso regolare i “borghesi” (”potevano venir dentro a fare il primo capo, a fare due suonate alla fidanzata”).
In alcuni casi, dopo aver ordinato in fila i ballerini, il capoballerino si unisce alla fila e danza, magari nel ruolo di secondo capo.
Al termine della suonata il ballerino che ha comandato la suonata entra nella casa assieme al suo socio.
All'entrata segue l'offerta del vino, e/o bröt, vino bollito con zucchero e spezie (brulè), liquori, bibite e dolciumi, soprattutto frittelle (frétole) e nastri di pasta sfoglia fritti e zuccherati (latüghe). I dolci vengono preparati in casa dalle donne e consumati in occasione delle visite dei ballerini e in famiglia, durante i giorni di Carnevale.
Sembra che in passato quest'offerta alimentare, ridotta alle sole bevande, fosse circoscritta al ballerino e al suo socio, e non a un gruppo più numeroso, o addirittura all'intera compagnia di ballerini e suonatori, come oggi avviene. Secondo altri informatori, non esisteva alcuna elargizione di cibo e di bevande da parte degli abitanti della casa, e il vino consumato durante le danze dai ballerini era quello acquistato dal capodanza e distribuito dal pagliaccio.
L'offerta alimentare, assieme ad altri elementi attinenti l'uso peculiare
degli spazi festivi, sembrerebbe alludere allo schema della questua mascherata.
Tuttavia, se si considera l'azione che istituisce il ballo, e cioè il
prestito degli ori, il ballo è di per sé “un rendere”.
E' anche possibile ipotizzare che l'offerta alimentare abbondante e ostentata
vada posta in relazione alla forma che hanno assunto negli ultimi anni le visite
alle case da parte di gruppi numerosi di ballerini. Di questo tipo di visite
alle case si dice che fino ad una decina d'anni fa non si svolgevano secondo
le modalità attualmente osservabili. Se questo fosse vero, così come
il ballo sta in rapporto al prestito degli ori, l'offerta alimentare starebbe
in rapporto alla visita.
Una volta entrati nelle case, i ballerini si tolgono la maschera e il cappello
e poi si riuniscono intorno al tavolo della cucina, o della sala, assieme
alle persone che danno loro ospitalità. La durata delle soste varia
da dieci minuti a un'ora, un periodo abbastanza lungo, quindi, durante il
quale la coppia viene sottratta alla danza. La conversazione ruota intorno
all'andamento della festa e a fatti più attinenti alla sfera dei singoli.
I discorsi, punteggiati da barzellette, indovinelli e frasi a doppio senso,
tutti con significati erotico-sessuali, occupano parte consistente del dialogo
e si scambiano soprattutto fra persone appartenenti a sessi opposti. Le indecenze
verbali si fondano su analogie che hanno per tema la fecondazione, la virilità e
la gravidanza; in alcuni casi, dietro a un'apparente oscenità delle
frasi si celano significati innocenti.
Il livello gestuale e prossemico si caratterizza per una notevole libertà di
approccio non ammessa durante il resto dell'anno verso le donne della casa,
le quali sia all'inizio che alla fine dell'incontro ricevono dai ballerini
manate e abbracci particolarmente calorosi. n questi incontri si viene a creare
un'atmosfera di rilassatezza scherzosa, di allegria e di liberalità.
Non di rado la coppia di soci si intrattiene nella casa visitata più a
lungo degli altri ballerini appartenenti a quella che ho definito la società interna
alla compagnia di ballo.
Questi ultimi spesso si congedano dalla famiglia ospitante dopo alcuni minuti
e raggiungono, alla spicciolata, la compagnia, seguiti più tardi dalla
coppia di ballerini.
La famiglia viene salutata con espressioni quali “auguri”, “state bene”, “buon anno”. Queste forme verbali di commiato, assieme al carattere augurale delle visite che, si dice, “portano bene”, sono elementi che fanno pensare alla visita come asociata all'apertura di una nuova epoca dell'anno, nell'ipotesi che al carnevale si attribuisca il significato di rito di passaggio stagionale. un ballerino ha esplicitato quest'aspetto dicendo:
”Questa mattina a una signora dove siamo andati a ballare gli occhi sono diventati rossi. Perché sperano sempre nel buon anno. Ma anche i ballerini (sperano nel buon anno). Perché, a guardarli bene, si vedono gli occhi. Dicono: “è passato già un anno, adesso si spera [nel prossimo]”.
I ballerini sono molto attesi e se un ballerino atteso in visita dagli abitanti di una casa evita invece di fermarsi, non corrsipondendo ad un invito annualmente rinnovato, quelli della famiglia “se ne hanno a male” e durante o dopo la festa troveranno il modo di farglielo notare.
Dopo i saluti, la coppia di soci si ricongiunge al corteo che nel frattempo è arrivato in un luogo relativamente distante. In realtà i distacchi dalla compagnia danzante, già di per sé numerosi dato il circuito di visite in cui i ballerini sono impegnati, vengono resi ancora più frequenti dall'uso oggi diffuso di recarsi a piccoli gruppi in osteria a bere. Di solito sono due, al massimo tre coppie di soci che si invitano a bere, invito da restituire, che implica cioè una forma di reciprocità. Talora l'occasione è fornita invece dall'incontro, avvenuto per strada, di alcuni membri della famiglia di un ballerino: insieme si decide di trasferirsi all'osteria e di fermarsi a bere e a chiaccherare.