A Monte Isola la storia della rete si mescola con la storia del territorio e dei suoi abitanti, la rete è qui la ragione stessa della vita sul lago.
La rete, legata a un bastone, si poteva fare mentre, seduti su grossi sassi o muretti si guardava pascolare gli animali, oppure si portava nei campi una seggiolina dove si arrotolavano i bertabelli a due o più inganni. La rete, che con il passare dei secoli non è più solo uno strumento del pescatore ma si presta ai più svariati utilizzi, trasformava le famiglie degli artigiani in vere proprie industrie che cominciarono, molto presto, a esportare il loro prodotto.
Molto interessante è la leggenda delle reti che le mamme raccontano alle bambine appena queste sono in grado di articolare le piccole dita per formare i nodi della rete.
”…si narrava che in un tempo assai lontano, viveva nell'isola un ragazzo bellissimo di cui le fanciulle del luogo erano segretamente innamorate. Ma egli aveva un carattere chiuso e scontroso e non dava confidenza a nessuna di esse. Sedeva a lungo in riva al lago, taciturno e pensoso, e pareva che i suoi occhi cercassero qualcosa aldilà della costa ridente che verdeggiava di fronte all'isola, a meno di un chilometro di distanza. Ma un giorno il ragazzo sparì. Per molti anni nessuno seppe più nulla di lui, ed ormai tutti lo avevano dimenticato. Solo le fanciulle di un tempo, diventate spose con nidiate di bambini, preferivano pensare a lui come a un giovane eroe romantico scomparso nel tentativo di attraversare a nuoto il lago. Nessuna voleva ammettere che egli fosse andato lontano, disprezzando le bellezze del suo paese, forse in cerca di una moglie straniera. Invece fu proprio così: o meglio, il ragazzo non era andato in cerca di una donna: voleva solo diventare marinaio e navigare su una distesa d'acqua su cui lo sguardo potesse spaziare senza limiti. E viaggiò infatti, girò quasi tutto il mondo, finché si innamorò di una donna e lei di lui.
Finì così la vita vagabonda: bisognava costruire un focolare, ed il marinaio pensò alla sua isola natia. I due sposi giunsero sulla riva del lago una sera, verso il tramonto. L'isola appariva in una nebbiolina violacea. Noleggiarono una barca e la raggiunsero. Dal quel momento le donne dell'isola dichiararono guerra alla straniera. Nessuna le rivolse la parola. In un ambiente tanto ostile, la giovane sposa si sentì smarrita. Aveva nostalgia del suo lontano villaggio lambito dalle onde del mare e delle amiche sedute accanto a lei ad intrecciare reti ed a sognare un roseo futuro. Ed un giorno prese la grande decisione: uscì, sulla soglia di casa, proprio in faccia al lago. Aveva con sé dei rocchetti di grosso filo bianco, ed uno strano ago tagliato in due all'estremità. Agganciò un capo del filo al pomello della spalliera della seggiola, sedette su di un basso sgabello e cominciò a far scorrere agilmente le dita. Nodi e nodi e nodi. Le mani si muovevano ritmicamente. Il pensiero correva lontano. Le acque del lago abbattendosi dolcemente sulla sponda erano “quasi” come quelle del mare. Ed ogni giorno fu così fino all'ora del tramonto. La rete diveniva sempre più lunga, ampia, bellissima. Forse non sarebbe finita mai perché la giovane sposa non lavorava per creare qualcosa di utile: solo per non sentirsi sola e per ritrovare un po' l'atmosfera del suo paese. Interrompere la rete era come interrompere il sogno.
Le donne del luogo spiavano da lontano il lavoro della giovane sposa straniera. I loro uomini avevano sì, delle reti, piccole e logore, che compravano a caro prezzo nella città al di là del lago, ma esse non si erano mai chieste come erano fatte.
Ma ben presto anche il lavoro delle reti non riuscì più a colmare la solitudine della giovine, che decise così di andare in paese per incontrare la gente e cercare di parlare con loro. Ma nel loro cuore non c'era lo stesso sentimento provato dalla giovine. Appena le altre donne la videro, chiusero la porta di casa. E non uscirono fino a che ella non se ne fu andata. Disperata, la sposa tornò a casa e meditò di togliersi la vita. Contemporaneamente le donne del paese pensarono che avrebbero potuto trarre frutto dalla presenza della straniera per imparare anche loro a lavorare le reti e si avviarono verso la sua abitazione. Giunte che furono nei pressi della casa, videro il gesto disperato di lei che si lanciava da un alto scoglio. Dimenticando i loro rancori si affrettarono per salvarla e, utilizzando la rete che lei aveva costruito, la tirarono a riva come un pesce, la portarono a casa loro, la rivestirono con abiti asciutti e le diedero una calda bevanda. Le donne avevano capito il loro errore nell'essere state così poco ospitali ed ora facevano a gara per dimostrarle il loro affetto. Quando si riprese, la giovane donna, felice, riunì le sue nuove amiche davanti alla propria casa e da allora ancora oggi ogni giorno le donne, davanti ai loro usci, si raccontano le storie e tessono le reti”.