Tanti, come me, ricorderanno il frastuono di noi ragazzi al Mattutino delle tenebre, nei giorni della Settimana Santa.
Mezz'ora prima si scatenava sul sagrato della chiesa il rullio delle granarole e delle baciciacole (nomi intraducibili!); poi profondo silenzio di attesa, in chiesa, mentre si cantavano i salmi alternati dalle invettive dei Profeti.
Armati dei nostri arnesi, attendevamo con ansia che si spegnessero le 12 candele sul grande candelabro, quando l'ultima scompariva dietro l'altare (il Cristo rimasto solo…), attendevamo con il cuore in gola la manata del nostro vecchio don Lorenzo sul libro dei mattutini, e poi si scatenava il finimondo.
C'era sempre qualcuno che, nel buio e nel fragore, trovava il modo di inchiodare nel banco la giacchetta del compagno. Confesso, una volta l'ho fatto anch'io e mi son presi due solenni ceffoni
Chi non ricorda le scorribande paesane dei ragazzi con le catene del fuoco: per pulirle noi facevamo a piedi 5 Km, per sciacquarle sulla spiaggia di Salò, e nel ritorno portavamo l'ulivo per la domenica delle Palme. Si ritornava in plotone, ben allineati zufolando con in bocca una fogliolina di ulivo, piegata e stretta tra le labbra in una certa maniera. La signora Rosa mi dava la mancetta per la lucidatura della catena del fuoco, e per l'ulivo fresco che le serviva per far abbassare la pressione: metteva 5 foglioline in un bicchier d'acqua la sera, e al mattino ne beveva il contenuto, e ci assicurava che la pressione scendeva. La mancetta poi abbondava se l'aiutavo a pulire gli innumerevoli tegami, pentole e pentolini di rame, colle quali tappezzava una intera grande parete della immensa cucina, che a Pasqua era tutta un luccicare.
Qualcuno dirà: - Belle cose ci racconta! Son tutte sciocchezzuole come queste? - Beh! sentite: le cose intime le tengo per me. Non vi racconterò certo quello che dicevo al Signore quando il giovedì santo lo nascondevano nel Sepolcro sotto una colluvie di fiori e di ceri. Ricordo i grossi ciuffi dorati del frumento germinato al buio: Gesù si nascondeva dietro ad essi e mi parlava, e io gli rispondevo come potevo; e lo accompagnavo quando il Curato lo portava agli ammalati. Suonavo il campanello agli incroci delle vie per avvertire i passanti; talvolta portavo l'ombrellino colorato sulla testa del prete e m'è capitato di incespicare e di dargli così una sonora bastonata sulla testa. Lo giuro non l'ho fatto apposta.
E la frittata di uova pasquali che ho fatto accompagnando il Parroco nella benedizione delle case ? Caddi malamente dai gradini e quasi trenta uova se ne andarono a rotoli. Una sgridata, un pianto, una pulitina alla cottina e via di nuovo…
Mi faceva sempre grande emozione la solenne via Crucis del Venerdì Santo e la cosiddetta Messa secca: in quella occasione la gente del paese era tutta presente, la folla strabocchevole invadeva tutti gli angoli. Le donne ammiccavano: - Toh guarda, stasera c'è anche il tale…
Il Parroco in quella occasione per poco non mi faceva piangere: aveva delle parole cosi calde! Era commosso anche lui dal mistero e… dalla vista di tanta gente e di tante facce forestiere alla chiesa…
Poi veniva il gioioso Sabato Santo: la slegatura delle campane era emozionante. Quando il Parroco in chiesa intonava il Gloria, noi strimpellavamo tutti i campanelli, comprese le ciocche delle mucche, e sul campanile tutti i cacciatori del paese benedivano la doppietta sparando a finimondo al Cristo Risorto, mentre il vecchio Pino (il nostro caro sagrestano al quale facevamo frequenti dispetti) si inerpicava traballando sulla scaletta dietro l'altare ed issava, sulla cuspide del tabernacolo, la statuetta del Cristo Risorto colla bandierina bianca crociata.
Mentre a lungo rintronavano le fucilate dal campanile e le campane effondevano rintocchi di festa nella vallata, salutandosi, a breve distanza di tempo, di campanile in campanile… gli operai del lanificio e del cotonificio, i contadini nei campi e le donne per le case e per le strade, si facevano il segno di croce e si scambiavano auguri di Pasqua con frasette e monosillabi: - Ringraziando Iddio anche a questa Pasqua ci siamo arrivati e in buona salute -, oppure - Iddio ce la mandi buona anche quest'anno. -
Finita la funzione noi ragazzi si dava l'assalto al tinello dell'acqua benedetta e si correva in famiglia a benedire la casa con un ramoscello d'ulivo.
I più fortunati, che erano riusciti ad impossessarsi di un carbone del fuoco benedetto, lo buttavano nel camino di casa per benedirlo.
Al mattino di Pasqua le campane avevano un suono più dolce e melodioso, scavavano dentro il cuore. I grandi di casa saltavano fuori presto; quando arrivavo in chiesa io c'era già la lunga fila d'uomini al confessionale, tra i quali anche i miei fratelli grandi, tutti compunti.
C'erano poi certe facce che non si vedevano che di rado in chiesa… quando costoro entravano nello sgabuzzino del prete, si vedeva che don Luigi sorrideva di compiacenza, e si svegliava dalla oppressione e dalla sonnolenza che gli procurava questa ressa di gente, che si pestava i piedi per esser servita al più presto possibile.
Al mattino di Pasqua, ai piedi del mio lettino, c'era l'abito nuovo, comunque quasi sempre qualcosa di nuovo. La mamma mi nascondeva tutto fino all'ultimo momento per farmi la sorpresa.
”Dà un bacetto alla mamma, diceva papà, lo vedi che si sciupa ogni giorno per servirci tutti… “ Ripensandoci mi commuovo.
Fuori nelle strade, di buon mattino, echeggiava il grido tradizionale: - Pasqua fiorita! Pasqua fiorita! -. Chi non riusciva a dirlo per primo, incontrando un amico, doveva pagargli da bere…
Da allora son passati 50 anni: ripensando a quei tempi sento salire un certo groppo alla gola… Come si invecchia presto! Quante bellissime tradizioni sono tramontate! Piccole semplici cose che bastavano per far gioire tanta buona gente: ora non più… ora siamo diventati più esigenti e complicati…
Testimonianza di… anonimo.