La tipica parata chiassosa dei primi tre giorni del mese di marzo non viene più riproposta ormai da anni. Le ultime uscite hanno avuto luogo circa quindici anni fa dietro l'iniziativa del Gruppo assai dinamico del G.A.P.P.
Definito anche come “nà a ciamà sö l'erba” il tradizionale e burlesco corteo che inscenava matrimoni burleschi tra le donne nubili e gli scapoli più male in arnese ebbe un periodo particolarmente felice durante il Ventennio fascista, probabilmente a causa della vigorosa propaganda a favore del matrimonio e delle famiglie numerose.
A quest'epoca sono ascritte le filastrocche più gustose e i cortei più ricchi di partecipazione.
Si riporta il testo di un articolo dal Bollettino Parrocchiale “La Bussola”, n.4 aprile 1987 dove sono riportate anche alcune delle filastrocche.
Prevalle, febbraio 1987
LE TRADIZIONI POPOLARI DI PRIMAVERA
Da qualche anno ormai il G.A.P. di Prevalle fa rivivere una delle piu' interessanti e diffuse tradizioni primaverili del mondo popolare lombardo quando a metà Quaresima si “brucia la vecchia” festeggiando intorno a questo fuoco liberatorio e propiziatorio. Questa curiosa ed amata tradizione, arricchita ed aggiornata ogni anno da varianti e motivi rinnovati di anno in anno e' assai diffusa in tutta la provincia di Brescia ed in Lombardia.
Fa parte di quel gruppo di tradizioni e riti popolari e religiosi primaverili che hanno una origine antichissima, addirittura antecedente la diffusione del cristianesimo che spesso li ha conglobati e fatti suoi.
L'inizio della primavera ha sempre rappresentato un evento di straordinaria importanza per le popolazioni dell'antichita'che non avendo una cognizione precisa in termini astronomici del ciclo delle stagioni accoglievano l'arrivo della primavera come un dono divino immenso meritevole di ringraziamenti, riti propiziatori per il futuro raccolto.
E' significativo come tradizioni simili si abbiano in maniera ancora piu' esasperata nei villaggi della Scandinavia dove appunto la fin dell'inverno ha letteralmente il significato di ritorno alla vita normale e quindi i fuochi accesi vogliono bruciare la figura maligna dell'inverno.
Nella nostra tradizione il rogo della “Vecchia”, che pure ha il medesimo senso e' stato trasfigurato nel corso dela storia allorche' la vecchia da bruciare ha rappresentato lo sfogo contro la tirannia dei padroni o contro gli oppressori stranieri, fino ad aver assunto un carattere transitorio e simbolico, da rappresentare localmente e di anno in anno.
Essendo strettamente legato al ciclo stagionale in relazione alle attivita' agricole che la primavera propiziava il rogo della vecchia ha subito un declino notevole con il trasformarsi delle societa' che di spazio alla credenza e al prodigio del risveglio della natura non ne hanno piu' concesso.
Un'altra tradizione primaverile, forse meno nota ma sicuramente non meno suggestiva che veniva “consacrata” ogni anno durante i primi tre giorni di marzo era il famoso na' a cioca' le tole o meglio na' a marida' le pöte e i pöcc.
Tradizione divertentissima e molto piu' goliardica dell'innocente rogo della vecchia che vedeva i giovani girare per le vie del paese a schiamazzare con campanacci e ogni sorta di arnese rumoroso, fermarsi sotto le finestre di donne nubili e scapoli con il fine di combinare loro un “matrimonio” in termini solennemente burleschi e spesso impenitenti.
E' anche questa una tradizione molto antica che si rifa' ai riti primaverili connessi con la fecondita' della terra reclamata con l'arrivo della primavera e mai disgiunta dalla fecondita' della donna (concetti collegati tanto strettamente nella mentalita' antica da avere un solo termine per indicarli).
Tradizione che ha anch'essa radici antichissime e nobilissime ricollegandosi agli antichi riti greci delle Antisterie e delle feste in onore della divinita' Dioniso (il Bacco dei Romani con le relative feste dette Baccanali), erano anche dette feste dei fiori perche' celebrate appunto in primavera e si svolgevano durante tre giorni il secondo dei quali festeggiava le nozze fra il dio Dioniso e la “basilinna”, donna col titolo di regina, quindi anche in queste celebrazioni ricorreva la solennita' mistica di un matrimonio.
Il rito popolare di maritare gli scapoli che si celebrava in paese era tuttavia molto piu' scanzonato e provocatorio, anche in senso letterale provocando le ire di persone mal disposte a fare del sarcasmo sulle mancate nozze.
Spesso quindi i giovani “celebranti” che, tuttavia non andavano per il sottile con i giochi delle allusioni, erano scacciati in malo modo o presi a …secchiate d'acqua.
Durante l'epoca del ventennio fascista poi la festa ebbe un risveglio straordinario per gli incentivi che il regime diede verso l'istituzione del matrimonio (istituendo tra l'altro una tassa per gli scapoli) e la festa assurse a gloriosa parata.
Dopo la guerra pero' appunto per questo richiamo al passato regime conobbe un certo declino anche se a Prevalle c'e' chi assicura si sia quasi sempre svolta, cosi' come quest'anno si vorrebbe riportarla agli antichi sfarzi.
Riportiamo alcuni passi della famosa filastrocca che ne caratterizza lo svolgimento tra un suono di campanaccio e l'altro, filastrocca opportunamente ridotta e “censurata” nei suoi passi piu' …salienti e caratteristici.