Comune di Brescia

Il calendario: date fisse

San Gottardo

( San Gottardo taumaturgo 4 maggio)
  • Carte tematiche[Processioni e riti religiosi]Propiziazione e terapia][Pellegrinaggi]
  • La festa di San Gottardo ai ronchi

    La figura di S. Gottardo, vescovo di Hildesheim, nato nel 960 a Reichersdorf -un villaggio della bassa Baviera- e proclamato santo nel 1131 da Papa Innocenzo II, viene ricordata e festeggiata con devozione sui ronchi di Brescia. Nel dialetto dei roncari bresciani la festa viene denominata “fera de San Gothard”.

    Il culto del Santo interessa anche altre località del bresciano: a Paderno di Franciacorta si trovano i resti di una cappella campestre che risale alla seconda metà del XIV secolo a lui dedicata; a Erbusco lo si festeggia ogni anno con una solenne processione, durante la quale viene compiuto il rito della benedizione della campagna; a Trenzano la festa ha una grande risonanza; a Gambara si celebra in onore del Santo una vera e proria sagra primaverile e qui, un tempo, si benedicevano nel nome del Santo gli infermi, gli animali, le foglie di gelso e l'olio per le lampade.

    La ricorrenza festiva cade per tradizione il 4 maggio, anche se in alcuni luoghi si festeggia anche il giorno successivo, che è l'effettiva data di morte del Santo (5 maggio 1038).

    Sui ronchi di Brescia le celebrazioni in onore di San Gottardo hanno luogo il 4 maggio e vengono riprese la domenica successiva.

    Le cerimonie religiose hanno luogo nella chiesa dedicata al Santo, situata nella parte inferiore del monte Maddalena, che sorge ad est della città di Brescia. Gli abitanti di questa altura possedevano (e ancora oggi posseggono) un “ronco”, ossia un appezzamento di terra con abitazione circondata da orti o frutteti. L'insieme di questi appezzamenti formava i “ronchi”. Ogni piccolo o grande proprietario assegnava al suo “ronco” il nome della propria famiglia (”ronco Peroni”, “ronco Rosani” ecc.).

    In occasione della festa del Santo i fedeli, provenienti dalla città, da Serle, Botticino, Sant'Eufemia per la parte est e da Bovezzo per la parte ovest, salivano in pellegrinaggio sino ai ronchi. In segno di devozione e per impetrare una grazia, era consuetudine dei pellegrini percorrere in ginocchio l'ultimo tratto di strada che conduce alla chiesa di San Gottardo.

    All'interno della chiesetta vi è una pala d'altare dipinta da Luca Mombello (XVI sec.) che ritrae San Gottardo in atto benedicente, ai suoi piedi giace la mitria episcopale che egli, per umiltà, rifiutò. Ai lati del Santo stanno in piedi due frati Serviti (S. Filippo Benizi e il beato Gioacchino Piccolomini che ha fra le mani un giglio). Oltre a questa pala d'altare vi è all'interno della chiesetta, nella navata laterale, anche una statua che raffigura il Santo con la mitria vescovile in capo, il pastorale e la bibbia stretti nella mano sinistra.

    La chiesa sui ronchi dedicata a questo Santo è sorta, in adempimento ad un voto, nel 1469. Un chirurgo bresciano, Antonio de' Balestris, afflitto da gotta, fece voto di donare ai frati Serviti di S.Alessandro in Brescia un fondo da lui posseduto sui ronchi perchè vi costruissero un oratorio in onore di San Gottardo, se il Santo gli avesse concesso la grazia della guarigione. La preghiera fu esaudita e il chirurgo adempì alla promessa fatta. Il 4 maggio 1469, giorno della festa del Santo, furono scavate le fondamenta della chiesa e si manifestarono numerosi prodigi: un certo Bertolino, muto dalla nascita, avendo preso per primo la zappa per rimuovere la terra, acquistò l'uso della parola; un altro infermo, Giorgino de' Zaffis, impedito ad un piede, fece anch'egli voto al santo che lo guarì consentendogli di recarsi sul colle senza alcuno sforzo. Il priore dei Serviti, Giovita Roberti, prese possesso del fondo e pose la prima pietra della futura chiesa e del convento.

    Alla fine del XVIII secolo i frati dovettero abbandonare il luogo. Nel 1936 la zona dei ronchi fu elevata a parrocchia, con sede nel quattrocentesco conventino e con San Gottardo come patrono.

    Per secoli numerose persone deformate dalla gotta e dai reumatismi vennero in pellegrinaggio a questa chiesetta e con un fazzolettino strofinarono la statua del Santo, chiedendo la grazia della guarigione. Il gesto è un rituale simbolico legato al bisogno di un diretto contatto col sacro. Ancora oggi, soprattutto le persone più anziane che soffrono di dolori reumatici, hanno l'abitudine di strofinare il fazzoletto sulla statua.

    Nel giorno della festa all'interno della chiesa si accendono numerose candele e viene esposta nella chiesetta una reliquia del Santo (”digitus sancti Godehardi”) custodita all'interno di un prezioso reliquiario d'argento che risale alla fine del Seicento. I fedeli sono ammessi a baciare il reliquiario e possono partecipare ad una piccola processione con la statua del Santo attorno al cortile del conventino. I sentieri troppo stretti che circondano la chiesa impediscono però l'effettuazione di una vera e propria processione all'esterno del tempio. Fino agli anni Settanta la messa celebrata ai ronchi in questo giorno festivo era presieduta dal Vescovo di Brescia.

    La festa di San Gottardo, specialmente nei tempi passati, era anche un'ottima occasione di incontro e di svago. Alcuni mercanti ambulanti salivano con i loro carretti oppure a piedi, con la gerla sulle spalle, fino alla chiesetta e lì vendevano mercanzie e cibarie.

    In questo giorno veniva preparata la trippa, cibo povero, ma gustoso, caldo e facile da cucinare.
    «A S. Gottardo - scrive il quotidiano “La Sentinella Bresciana” del 5 maggio 1891- convengono liete brigate di giovanotti e di ragazze che, col pretesto di cogliere erbucce e fiori, celebrano il maggio, il mese dell'amore per eccellenza”. Si giocava, si beveva vinello, si rubacchiava qualche frutto di stagione e si cantava.

    Bice Pezzetta, moglie del roncaro Francesco Loda, ricorda ancora alcune di quelle canzoni:
    Fai finta di dormire/Per non venir da bas/sei dura come i sas/e tu non pensi a me…
    oppure Vuliga bene ai muratori/che fa i balconi per fare l'amor/i fa i balconi e le finestrelle/le s-cète belle le cascherà.

    E' infine da notare che al centro del chiostro di S. Gottardo vi è un pozzo a cisterna. Si diceva che l'acqua di questo pozzo fosse benedetta poichè nel fondo vi è l'immagine del Santo. Secondo la credenza popolare questa cisterna non si sarebbe mai prosciugata.

    Elisa Gasparetto

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