Fa impressione, e molto e non solo ai bigotti, che prenda piede il vezzo (ma potrebbe anche dirsi vizio) di festeggiare il Carnevale nelle domeniche di Quaresima. Questo, da qualche anno, accade in alcuni paesi del Bresciano. Fatto osservare che è “fuori luogo”, in senso cronologico e metaforico, fare manifestazioni carnevalesche oltre il tempo stabilito, II discorso potrebbe anche chiudersi.
Ma invece viene voglia di aprirlo in seguito ad un comunicato stampa, proveniente dal Comune di Leno. É un comunicato sorprendente.
Innanzitutto perché inizia annunciando che domenica 4 marzo è Carnevale a Leno. Mentre ovunque è la prima domenica di Quaresima, sul calendario come nella sensibilità di molte persone, un municipio qualsiasi stabilisce che è Carnevale. É vero che il comunicato specifica che si tratta di un'appendice al calendario ufficiale “entrata da dieci anni negli ambienti del paese”. Ma è proprio questo il grave: che si accetti serenamente e, sembra, supinamente e da molti una tale appendice. Una assurda appendice.
Perché assurda ?
Prima di tutto per motivi religiosi. Il calendario nostro non è stato inventato da nessuna bizzarra giunta comunale: è qualcosa di radicato nella storia religiosa e civile, culturale e sociale di un popolo. Va rispettato. Se si fissa in un preciso confine (ultimo martedì di Carnevale, si chiama appunto) un tempo tradizionalmente dedicato ad un genere di manifestazioni è perché ci sono serie ragioni. E se, dopo questo confine, inizia un tempo che sottolinea altre dimensioni del vivere ci sono pure serie ragioni. E tali che potrebbero essere condivise anche da chi praticante non lo è più. Anche i tiepidi, i laicisti, i non credenti possono avere mille ragioni per condividere l'austerità quaresimale dei credenti.
Ma ci sono anche motivi culturali. Si potrebbero, al proposito, scomodare non poche illustri menti. Basti il nome di Romano Guardini o di Antoine de Saint Exupery: ci devono essere tempi diversi, con confini ben precisi, se vogliamo rendere la vita significativa. Diversamente non ci sarebbe più ciò che rende un giorno diverso dall'altro. Sarebbe il grigiore confuso. Si potrà obiettare che una settimana più o meno non conta. Ma l'esperienza insegna che, rotto il principio, si rompe anche il valore sottostante. Con le conseguenze che poi ne derivano.
Infine, particolare non trascurabile, il comunicato ha il tono del “bollettino della vittoria”. Si elencano ben 20 fior di paesi partecipanti e, meraviglia delle meraviglie, si conclude con “Carnevale del carnevali questo di Leno, al quale la Civica amministrazione ha riservato un congruo contributo”
Verrebbe voglia di dire nisi caste, saltem caute. Ma da chi non sa leggere nemmeno il calendario non si può pretendere cavilli sul latino !
Ritaglio stampa, fonte imprecisata
Archivio Fondazione Civiltà Bresciana