Comune di Verolanuova

Il calendario: date fisse

Natale

( Natale)

  • Questa festa rappresenta il momento di maggior partecipazione, interesse e coinvolgimento spirituale da parte dell'intera comunità verolese.

    I giorni che precedono immediatamente il Natale prendono il nome di Avvento e la novena è la sintesi dell'intera liturgia dell'Avvento che permette la preparazione all'attesa del Salvatore.
    A partire dal 1987, per cinque anni, la novena veniva vissuta in ogni famiglia con un impegno da compiersi ogni sera per nove giorni. Si trattava di collocare sul davanzale esterno della finestra di ogni casa una lanterna di carta, simbolo di condivisione dello spirito natalizio. Particolarmente significativo era il fatto che questa lampada era costruita direttamente dai bambini e dai ragazzi che negli incontri di catechismo si prodigavano a ritagliare, colorare ed incollare i cartoncini da inserire nello “scheletro “ della lanterna già appositamente predisposto. Una volta accesa, la lanterna diventava il fulcro attorno a cui la famiglia si riuniva per rivivere l'attesa del Natale con canti e preghiere.
    La novena è guidata, in ognuna delle nove sere da un gruppo catechistico diverso che si riunisce all'Oratorio maschile e la trasmette, tramite Radiobasilica (la radio della comunità Parrocchiale), in ogni famiglia.
    L'iniziativa della lanterna è rimasta in uso fino al Natale l993. Nel Natale 1994 essa fu sostituita da un'altra iniziativa di preghiera, sempre a carattere familiare.

    Il Parroco, don Luigi Corrini, ricorda alcuni rituali e cerimonie domestiche in uso nel periodo del dopoguerra. Il principale era il rito del “ceppo”. Qualche giorno prima del Natale bambini e ragazzi percorrevano le strade del borgo alla ricerca di ceppi da bruciare in occasione della vigilia. Mentre questi caidù “ (espressione dialettale che stava ad indicare il ceppo) ardevano nei focolari, tutti i membri della famiglia vegliavano fino al momento della celebrazione della Messa di Natale che non avveniva, come ai giorni nostri, a mezzanotte, bensì alle cinque del mattino. Durante questa lunga nottata c'era l'abitudine di ricordare i propri defunti e di rievocare vicende del passato ed esperienze vissute.

    Un'altra tradizione del Natale, oggi scomparsa, era la benedizione degli animali. Avveniva la sera dell'antivigilia quando i bambini, con scodelle di acqua santa, benedivano gli animali della stalla per propiziare la protezione del Signore.

    Per la Vigilia di Natale è rimasta la tradizione del “cenone”, che in molte case viene ancora vissuto come uno dei maggiori momenti di raccoglimento della famiglia. Vent'anni fa il banchetto della vigilia era rigorosamente di magro, a base di tortelli e capitone. Col passare del tempo il menù si è fatto più ricco e succulento. Esso comprende i rinomati casonsèi (casoncelli) fatti in casa con pasta fresca e ripieno di carne, l'anguilla, le lumache e, piatto tipico, il cotechino con le lenticchie; il tutto addolcito da panettone e pandoro decorati con canditi o farciti con una crema a base di mascarpone.

    Alla Messa di Mezzanotte partecipa quasi tutta la comunità verolese e il Coro “Virola Alghise” accompagna il rito con canti natalizi tradizionali. All'uscita dalla chiesa vi è in attesa Babbo Natale che, attraversando il paese sopra una slitta trainata da due cavalli, lancia caramelle e dolci alla gente che incontra per le strade. Il passaggio di Babbo Natale è accompagnato dal corpo bandistico “Stella Polare” di Verolanuova che esegue musiche e i canti pastorali di ispirazione natalizia. La manifestazione di entusiasmo e di gioia si protrae fino all'alba.

    Ogni due anni i giovani dell'Oratorio organizzano il Presepio vivente, che coinvolge circa duecento tra figuranti, allestitori e musicanti di diversa età e condizione sociale. La rappresentazione si tiene nella piazza antistante la Basilica Romana Minore di S.Lorenzo martire, a partire dalle ore 21 del giorno 24 dicembre. Sono messi in scena quadri di vita di un immaginario villaggio della Palestina raccolto attorno ad un castello che ospita il Re Erode e la sua corte.
    Pastori e contadini accudiscono numerosi animali, pecore, cavalli, oche, asini e maiali custoditi in appositi recinti che circondano una capanna vuota.
    Lo stile delle costruzioni e dei costumi ricalcano gli schemi dei presepi popolari della Bassa Bresciana, senza pretese di eccessivo realismo. Sempre alle ore 21, da un altro punto del paese si snoda un corteo di musicanti, membri del locale corpo bandistico “Stella Polare” che accompagnano Giuseppe e Maria verso il presepio vivente. Lungo il percorso vi sono tre tappe principali, denominate in una delle ultime edizioni: la “Locanda del re di denari “, la “Locanda dei vuoti a rendere “ e la “Locanda del ghe pense me. In ciascuna di queste tappe, fin dal mattino, vengono erette delle porte che recano una scritta corrispondente al nome della locanda. Quando i figuranti le raggiungono, viene eseguito un brano musicale per richiamare l'attenzione del pubblico e si dà vita a un breve dialogo fra Giuseppe e Maria, il locandiere e vari personaggi. Le battute dei dialoghi hanno lo scopo di attualizzare il messaggio del Natale descrivendo situazioni di vita quotidiana e denunciando realtà di emarginazione e di disagio. Al termine di ogni dialogo il corteo riprende a peregrinare facendo sosta anche presso tappe minori come alcuni bar e luoghi di ritrovo reali. Durante questa soste Giuseppe e Maria chiedono ospitalità ricevendo sempre un rifiuto.
    Grazie alla collaborazione dei tecnici dell'emittente parrocchiale Radiobasilica la manifestazione viene diffusa via radio in tutte le case di Verolanuova e un impianto di altoparlanti consente l'ascolto nella piazza anche dei dialoghi delle varie tappe.
    Intorno alle ore 23 il corteo raggiunge la piazza della Basilica dove Giuseppe e Maria vanno di porta in porta ricevendo sempre un rifiuto, fino a che andranno poi a sistemarsi all'intyerno della capanna preparata per loro e vi rimarranno fino alle 24, ora in cui il corteo fa il suo ingresso nella Basilica per la messa di mezzanotte, al termine della quale, sempre in corteo, tutti i figuranti ripreranno i loro posti nel presepio vivente fin circa alle ore 2.
    Prima dell'alba l'intera scenografia del presepe viene smontata e fatta scomparire.

    É tradizione che all'interno della Basilica, nell'altare laterale dedicato a Santa Lucia, venga allestito un presepio a tema, diverso ogni anno, ma che utilizza sempre le statue fisse del presepio tradizionale, opere lignee dell'inizio dell'800 alte circa 60 centimetri.

    Un accenno va rivolto anche alle questue natalizie, tradizione che era caduta in disuso, ma sulla quale non mancano le testimonianze orali capaci di elencare con precisione gli strumenti musicali impiegati: fisarmonica, due chitarre, due flauti dolci, cembalo, cembalo muto, triangolo, due cucchiai; e di descrivere i costumi indossati dagli esecutori del rito, per gli uomini: pantaloni di fustagno di colori diversi; camicie senza collo con maniche larghe; crozet (panciotto); foulard al collo di diversi coIori; tròcoi o sgàlber (zoccoloni o scarpe con suole di legno); calzettoni pesanti; mantelli a una o mezza ruota; cappelli a cencio; per le donne: gonne lunghe e ampie di tinte unite scure; grembiali a piegoni di tinte scure con fiorellini minuti; panciotti chiusi al collo; camicie a maniche larghe senza collo; ampi scialli di lana sulla testa; foulard di colori vivaci; e tròcoi ai piedi. Sulla base di queste testimonianze la questua è stata ricostruita secondo il rito antico per le vie Crema, Soresina e Verolanuova con spostamenti cantati, ballati e suonati, con soste augurali davanti a case e botteghe. Al termine di ogni tappa, il “cassiere” con un sacchetto nero passava tra gli spettatori raccogliendo soldi, cibi, vino e quant'altro veniva offerto. Un tempo il tutto serviva a imbandire la tavola dei questuanti. Nella nuova edizione del rito l'intero raccolto è stato invece devoluto in beneficenza.

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