A Natale è caratteristico bruciare il ceppo che viene considerato sacro in ricordo della frase contenuta nella Bibbia: “dal ceppo nascerà un virgulto”, ossia Gesù Cristo. Invece del ceppo si può bruciare un ramo di ginepro, che arde anche se verde e profuma l'ambiente. Si invitano i bambini a recitare l'angelus ponendo le mani sul fumo del ginepro e si racconta loro che Maria era solita usare quella pianta per asciugare i panni di Gesù.
A Natale si traggono pronostici per l'anno nuovo. Se la festa viene a luna crescente l'annata sarà buona; se a luna calante magra.
Una leggenda narrata da Luisa Signoroni, casalinga di anni 68, afferma che nel momento preciso in cui nasce Gesù bambino il biancospino fiorisce, gli alberi da frutto si coprono di frutti, nei fiumi scorre olio e nelle fontane miele, gli oggetti si mutano in oro. Nessuno può però assistere a tali prodigi e l'essere umano che vi partecipasse morirebbe all'istante.
Si narra poi che nella notte di Natale avvenga un altro prodigio: tutti gli animali nelle stalle si inginocchiano e, se nessuno li disturba, si mettono per qualche minuto a parlare tra loro.
Il pranzo della vigilia di Natale è rigorosamente di magro, a base di baccalà, anguilla, mostrada, torrone.
Solo dopo la Messa di mezzanotte, in alcune case, si consumano piatti tipici a base di carne, quali: trippa e anitra selvatica.
Nella notte di Natale la banda musicale di Palazzolo suonava canzoni tipiche di questo periodo (pastorella).