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Una settimana prima della ricorrenza di S.Marco, a Piovere tutte le sere vengono suonate le campane; il giorno della vigilia è dedicato alle confessioni e la sera la statua del Santo, collocata in una nicchia a lato dell'altare maggiore della chiesetta del paese, viene spostata al centro della navata su di un piedistallo, predisposta per la processione del giorno successivo.
La chiesa viene addobbata con fiori rossi, in ricordo del martirio del Santo.
Il giorno della festa vi si celebrano due Messe: la prima alle 9 del mattino, per consentire alle donne di avere il tempo di preparare il tradizionale banchetto, costituito, come in passato, da capretto al forno; la messa solenne si celebra invece alle ore 11 ed è accompagnata dal suono dell'organo e dai canti preparati dai parrocchiani durante il mese precedente.
Nel pomeriggio vengono esposte sull'altare tutte le reliquie di cui la chiesa dispone, compresa ovviamente quella del Santo al quale è dedicata la festa. Successivamente, sul sagrato, viene impartita la benedizione della campagna e subito dopo si celebrano i vespri. Infine arriva il momento ancora oggi più atteso, quello della processione.
La processione era ed è tutt'ora la parte più sentita della festa che Piovere dedica a San Marco. Essa si svolge lungo le vie del centro, tra canti, preghiere e inni sacri eseguiti dalla banda musicale.
Le strade lungo il percorso della processione erano attraversate da archi formati da rami ed arbusti ornati dalle ragazze con catenelle di carta colorata. Sui balconi delle abitazioni davanti alle quali passava il corteo si esponevano fiori e oggetti sacri collocati su coperte e lenzuola che venivano adoperate solo per questa solenne occasione.
Durante la processione la statua del Santo viene portata a spalle da quattro persone. Un tempo erano i membri della Confraternita a fare a gara per ottenere l'onore di portarla.
I Confratelli indossavano un camice bianco con un bavero rosso, una croce e un cordone rosso alla cintola.
Al termine della processione si sparavano colpi a salve con i murtèr ( alcuni li chiamano anche muntèr o multèr ), si tratta di recipienti di ghisa a forma di tronco di cono, alti circa 15 - 17 cm., del peso di circa 4,5 kg (vedi disegno). Al loro interno si sistemava la carica di scoppio, costituita da polvere da sparo, carta di giornale e polvere di mattone bagnata. Alla base del cilindro vi è un foro di collegamento che dà all'esterno. Fa da miccia una striscia di polvere da sparo deposta in un solchi orizzontali che comunicano con i fori praticati alla base di ogni murtèr.
La miccia veniva incendiata utilizzando verghe di ferro surriscaldate. Le persone che maneggiavano i murtèr dovevano essere molto abili per evitare incidenti.
Con i rintocchi delle campane e gli scoppi dei murtèr, a conclusione della processione, aveva inizio la parte “profana” della festa.
La popolazione continua i festeggiamenti presso un tendone appositamente allestito ove si svolgono giochi per bambini (caccia al tesoro, corsa con i sacchi, corsa col cucchiaio) e gare di carte o di mora per gli adulti. Un gruppo di volontari cucina spiedo, polenta e torte per i numerosi ospiti che giungono a Piovere per l'occasione. Amici e parenti, che hanno fatto rientro in paese, vengono anche ospitati nelle case private ove si consuma polenta e capretto. É l'occasione per rinnovare vecchie amicizie, scambiarsi informazioni e rivedersi dopo lungo tempo.
La festa di San Marco non termina il 25 aprile, ma si protrae anche il giorno successivo, detto di San Marchì.
Anche oggi questa festa è molto sentita, per molti addirittura ancor più della Pasqua, tanto che alcuni fedeli si confessano e partecipano all'eucarestia solo in questa occasione.
Dopo la seconda guerra mondiale, la sera tra il 25 e il 26 aprile è solitamente allietata da trattenimenti danzanti. Nel 1980 venne addirittura organizzata a Piovere una vera e propria gara di ballo. Fu un anno molto particolare, in quanto i giovani del paese, riunitisi in una associazione denominata “Centro culturale 25 aprile”, in collaborazione con i maestri delle scuole elementari, avevano organizzato anche una mostra di disegni che rievocavano le tradizioni locali del giorno di San Marco. E, sempre in quell'anno, un turista straniero, che possiede una casa in paese, fornì il materiale necessario per coniare monete d'oro, d'argento e di bronzo raffiguranti da un lato l'effige del Santo e dall'altro la chiesa del paese. Il ricavato della vendita di queste monete fu poi devoluto a beneficio dei restauri della chiesa.