Padre Gregorio di Valcamonica menzionò nei suoi Curiosj Trattenimenti
(1698) l'usanza in vigore sin dal Trecento di “piantare Maggi nelle
piazze delle Terre con la bandiera della propria fattione, e dove
queste erano miste, facevano lo stesso avanti le porte delle case,
per darsi à conoscere se Guelfi fossero, ò Gibellini
gli abitanti.Erano questi maggi arbori lunghi, e grandi, che portano
tal nome perché nel primo giorno di Maggio usavano piantarli
di nuovo con molta festa, e quindi nacque la costumanza ritenuta fin
hora in alcune Terre di Val Camonica, d'erigere in mezzo le piazze
arbori smisurati…”
Tra abbandoni e riprese, nel corso dei secoli, questa usanza è giunta sino alle soglie del 2000 e ancora oggi viene praticata ai primi giorni di maggio in alcune località del Bresciano (non solo in Val Camonica). La tradizione dell'albero di maggio ha finito con l'assumere nuove funzioni sociali legate ai rapporti ( e ai conflitti) tra i sessi, i mestieri e le classi d'età. In certi casi poi, neppure l'originaria connotazione politica del rito è andata smarrita, pur avendo mutato di segno: a Gottolengo, ad esempio, il “mas” (l'albero di maggio) ornato di bandiere rosse funge da simbolo della festa del lavoro che si celebra il Primo Maggio.